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VOMITING: CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO

VOMITING: CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO


Tempo di lettura: 5 minuti 

I disturbi alimentari sono una realtà sempre più emergenziale. L'età di insorgenza decresce in maniera spaventosa, la prognosi di queste insidiose forme di patologia è sempre più severa. La società evolve a ritmi serrati e con essa anche le forme di sofferenza umana, per questo è doveroso osservarle come se fossero esse stesse organismi evolutivi ed adattivi, che non possono essere imprigionati nelle rigide definizioni dei manuali diagnostici statistici. Essi ci offrono una definizione statica dei fenomeni ma nulla ci dicono su quale sia il loro funzionamento e quali le possibilità di cura. Il vomiting o sindrome da vomito ne è un chiaro esempio.

DI COSA SI TRATTA?

La vomitatrice tipo è una ragazza che all'aspetto non tradisce la sua condizione patologica, se non ad un occhio esperto. Non è magra in modo spaventoso come può esserlo una anoressica, né ha oscillazioni di peso consistenti, come talvolta può accadere ad una bulimica. A differenza di una binge-eater, le sue abbuffate sono frequenti, talvolta quotidiane e immediatamente seguite dalla condotta di eliminazione, senza ammettere eccezioni. L'opinione diffusa in parte della comunità scientifica è quella di considerare le condotte di eliminazione sempre e soltanto come una forma di compensazione per non ingrassare dopo una abbuffata o una trasgressione alimentare anche minima. La paziente in questione non di rado arriva in terapia con una diagnosi di bulimia nervosa o anoressia nervosa nella variante con abbuffate/condotte di eliminazione (DSM-5). Questa categoria di pazienti non risponde alle terapie messe a punto per gli altri tipi di disturbo alimentare. Come mai? La scoperta fondamentale che ha permesso di studiare tecniche terapeutiche ad hoc per questa forma di disturbo alimentare è nata dall'osservazione che, alla base della sua manifestazione clinica principale, il vomito autoindotto dopo l'assunzione incontrollata di cibo, ci sia non più e non soltanto la necessità di espellere immediatamente le calorie assunte per paura di ingrassare, ma il piacere legato a questa pratica. Per molte ragazze scegliere con cura il cibo da ingurgitare, concedersi di nascosto l'abbuffata e correre in bagno per vomitare diventa nell'arco di pochi mesi un rituale basato sul piacere, un piacere tanto trasgressivo quanto travolgente, tanto proibito quanto irrinunciabile. Sono proprio queste caratteristiche a determinare la resistenza di queste pazienti a seguire terapie 'coercitive', basate su divieti che altro non fanno se non aumentare il desiderio di farsi travolgere dal piacevole rituale e porre le basi per la cronicizzazione del disturbo.

COSA RISCHI SE HAI QUESTO DISTURBO?

I danni organici legati alla persistenza nel tempo di questa patologia sono molto seri e riguardano in primis il tratto gastroesofageo, dal reflusso all'infiammazione costante dovuta al passaggio degli acidi digestivi. Si osserva per lo stesso motivo una crescente fragilità dentale, causata dall'erosione dello smalto. Le ghiandole salivari, costantemente stimolate, possono ingrossarsi in modo evidente. Il vomito frequente espone al rischio di scompenso cardiaco a causa dello squilibrio elettrolitico che si verifica quando tale condotta è frequente e costante. Per questo le conseguenze a medio-lungo termine possono essere letali. Oltre al piano fisico, ciò che nel tempo viene intaccato sensibilmente dal disturbo è il piacere, sotto ogni altra forma. Si assiste ad un progressivo ritiro sociale, alla riduzione dei contatti e delle attività allo stretto indispensabile.

LA TECNICA DELL'INTERVALLO

Qualunque intervento terapeutico in ottica breve strategica si gioca su tre dimensioni fondamentali: la relazione fra terapeuta e paziente, il tipo di comunicazione, che è sempre adattata al caso e alla fase della terapia e la tecnica, che prevede una serie di indicazioni selezionate dalla ricerca come le più efficaci per rompere la rigidità patologica.

Come diceva già Seneca "Ogni piacere ha il suo momento culminante quando sta per finire". Non a caso nel vomiting la tecnica di sblocco mira a rompere la sequenza fantasia appetitiva-abbuffata-fase di scarica, inserendo un intervallo di un'ora fra l'assunzione del cibo e la sua eliminazione.

In pratica viene chiesto alla paziente, ogni qualvolta ceda al bisogno travolgente di abbuffarsi, di guardare l'orologio e per l'ora successiva evitare di auto indursi il vomito, senza né mangiare né assumere liquidi. Al termine di questo intervallo sarà libera di correre in bagno.

Lo scopo di questa manovra è duplice: da una parte modificare la sensazione piacevole che è alla base di questo rituale, dall'altra fare leva sulla paura di ingrassare che è all'origine del disturbo. L'intervallo rende infatti la fase di scarica più difficile e fastidiosa da eseguire: le sensazioni da piacevoli si trasformeranno in sgradevoli. Inoltre la paziente, conscia che nell'ora seguente il suo organismo inizierà ad assimilare calorie, restringerà l'entità dell'abbuffata per scongiurare un aumento di peso.

SU COSA DEVI RIFLETTERE?

Molte azioni, anche le più impensabili ed apparentemente sgradevoli, per il solo fatto di essere ripetute possono diventare piacevoli e nel tempo irrinunciabili.  Questa è la ragione che rende  comportamenti  basati sul piacere molto difficile da estinguere con la sola forza di volontà. Hai mai conosciuto un fumatore incallito? ...

COSA PUOI FARE

Come già esposto, il fattore tempo è importante anche nell'intervento terapeutico. Prima si interviene, prima si scongiura la cronicizzazione del disturbo.

Se ti riconosci nella descrizione di questo disturbo, chiedi aiuto ad un professionista. Se sei un familiare o un amico di qualcuno che ha questo tipo di condotta, persuadilo a chiedere l'aiuto di un professionista. Non perdere altro tempo!


Per approfondire: "Uscire dalla trappola. Abbuffarsi, vomitare, torturarsi: la terapia in tempi brevi", Giorgio Nardone e Matthew Selekman, Ponte alle Grazie (2011).

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