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LO STUDENTE IN CRISI

LO STUDENTE IN CRISI
Tempo di lettura: 5 minuti 
L'anno scolastico è quasi giunto al termine e con esso anche il supplizio di quella parte di studenti e genitori che per questi interminabili mesi si sono trovati a lottare per fronteggiare le più disparate difficoltà scolastiche. Se da un lato il mese di giugno sancisce la tanto bramata tregua, dall'altro pone di fronte a nuovi obiettivi per l'anno che verrà, senza contare lo spettro dei corsi di recupero e degli esami di riparazione che aleggerà insieme all'afa sull'estate dei malcapitati studenti e dei rispettivi genitori.
Se i più fortunati possono concedersi un attimo di pausa, non è lo stesso per gli studenti più grandi e per gli universitari, i quali posticiperanno il divertimento estivo al dopo maturità o sessione di esami. 

Se è vero che nella vita non si finisce mai di imparare è vero anche che sono molti quelli che non hanno mai imparato a studiare. Quando si parla di difficoltà di studio ci riferiamo alle modalità disfunzionali con cui gli studenti si approcciano ai compiti, alle prove d'esame o al materiale da studiare e che riguardano tanto l'alunno alle prime armi quanto lo studente universitario. 

Il più classico dei copioni assume l'aspetto di una mancanza di volontà da parte dello studente e può manifestarsi con l'incapacità di mantenere l'attenzione e restare concentrati sul compito per il tempo necessario. Lo studente che sperimenta questo tipo di difficoltà cercherà di farvi fronte imponendosi di essere concentrato e di avere voglia di studiare, finendo per realizzare l'esatto contrario. 
Il desiderio ha di per sé una natura spontanea che non può né deve essere forzata. 
In una condizione di costrizione, infatti, non solo la voglia di studiare svanirà, ma assumeranno un fascino quasi irresistibile tutte quelle attività che possono consentire al ragazzo di procrastinare e distrarsi dallo studio: dallo smartphone alla mosca che vola in classe, tutto sarà più interessante del compito!
L' epilogo a cui si può giungere con il protrarsi nel tempo di questo copione è quasi scontato: lo studente (e con lui familiari, docenti e professionisti vari) costruirà la percezione di essere incapace creando una profezia che, nel tempo, si avvererà.

Altro classico immortale riguarda quegli studenti che fanno dei loro libri un copione da recitare a memoria. Se da una parte la solerzia con cui si approcciano allo studio può portare ad avere buoni risultati, dall'altra possono sentirsi spiazzati davanti a quei compiti che prevedono l'utilizzo esclusivo del ragionamento, oppure quantità ingenti di materiale da studiare. 
Questi studenti si ritroveranno all'università riproponendo pedissequamente lo stesso copione, approcciando tutte le materie con un'unica regola: imparare a memoria ripetendo, ripetendo, ripetendo. Questo rigido modello può creare delle false credenze circa le proprie predisposizioni ed interferire con le scelte future: "Farò lettere perché non sono portato per materie più scientifiche".

I problemi sorgono anche quando l'impegno diventa pedanteria e l'applicazione si trasforma in un controllo asfissiante, motivato più che dal piacere della conoscenza dalla paura di sbagliare.
È infatti proprio la paura di commettere errori, di non mostrarsi all'altezza delle richieste dei genitori e degli insegnanti (Bartoletti, A., 2013) che mette questa tipologia di studenti davanti ad un fallimento certo, o quasi. Sono studenti che investono il compito di una funzione che non gli appartiene: l'esame non sarà più una valutazione delle conoscenze sull'argomento, ma una prova delle loro capacità, correndo il rischio di restare imprigionati nel pericoloso circolo vizioso messa alla prova-fallimento.

Infine, sperimentato almeno una volta da ognuno di noi, non possiamo non citare il famoso panico da interrogazione che può colpire indiscriminatamente tutte le tipologie di studenti, anche i più brillanti. Alcuni, in vista di questo appuntamento, presentano le più variegate sintomatologie, dal mal di pancia alla febbre improvvisa. Talvolta ci si inventa di tutto pur di non presentarsi alla "resa dei conti" o per giustificare quel nodo alla gola che ha impedito di portare a termine la performance in modo adeguato. Se una giustificazione fantasiosa o il racconto di una figuraccia possono essere episodi superabili con un po' di ironia, c'è chi, una volta sperimentate queste sensazioni di vero e proprio panico, non riesce più ad affrontare le prove successive.  Non stupisce quindi che la paura, nella sua forma più estrema del panico, sia una delle motivazioni alla base dei numerosi blocchi universitari o abbandoni scolastici.

SU COSA DEVI RIFLETTERE?

Gli esempi sopra riportati dimostrano come dietro ad un blocco o una difficoltà scolastica si possono nascondere scenari diversi
Sono rari i casi in cui un rendimento non in linea con le proprie (o altrui?) aspettative ha a che fare con il profilo cognitivo e quindi la dotazione intellettiva dello studente; più spesso riguarda l'adozione di un metodo sbagliato di approccio allo studio, o la sua totale assenza. 

Le diverse strategie attuate sia dall'individuo che predisposte dal sistema (scuola, famiglia), talvolta sovrapposte le une alle altre, invece di semplificare l'approccio allo studio, lo possono complicare. Talvolta queste strategie preconfezionate non tengono conto delle caratteristiche della situazione specifica e finiscono per essere percepite dal soggetto come forzature che alimentano in lui il senso di frustrazione.

"I nostri studenti che 'vanno male' (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. in classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso di futuro precluso." *

COSA FARE

Ognuno di noi impara a proprio modo e si relaziona con i vari contesti, compresi quelli educativi, in maniera differente. Non esiste una ricetta valida per tutti: quando qualcosa si inceppa nel tuo percorso la prima cosa utile che puoi fare è fotografare esattamente la situazione:

_ Da quanto tempo ti senti bloccato?
_ Cosa stai facendo per migliorare i tuoi risultati?
_ In che modo ti stanno aiutando gli altri? 
Pensare alle tue difficoltà senza dargli un nome, ma comprendendone il funzionamento, è il primo passo per agire nella giusta direzione. Le etichette invece creano l'effetto di una potente "profezia che si autorealizza".

"Sì, è la prerogativa dei somari, raccontarsi ininterrottamente la storia della loro somaraggine: faccio schifo, non ce la farò mai, non vale neanche la pena provarci, tanto lo so che vado male, ve l'avevo detto, la scuola non fa per me. La scuola appare loro un club molto esclusivo di cui si vietano da soli l'accesso. Con l'aiuto di alcuni professori, a volte." *

*Le citazioni sono entrambe tratte da "Diario di scuola" di Daniel Pennac, Feltrinelli (2008).

Per approfondire: "Lo studente strategico. Come risolvere rapidamente i problemi di studio" di Alessandro Bartoletti, Ponte alle Grazie (2013).

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