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LA TRAPPOLA DELL'EVITAMENTO

LA TRAPPOLA DELL'EVITAMENTO

Tempo di lettura: 3 minuti 

All'origine della gran parte delle sofferenze umane c'è la tendenza ad applicare strategie disfunzionali nei confronti di determinate realtà perché si sono in precedenza rivelate efficaci. In altri termini, ciò che facciamo per risolvere un problema è spesso ciò che ci mantiene dentro al problema stesso e lo peggiora nel tempo. Evitare alcune situazioni che la nostra esistenza ordinaria ci propone per paura di soffrire o non essere all'altezza è forse la più comune fra queste strategie fallimentari.

L'evitamento è quel comportamento di fuga, rifiuto o allontanamento messo in atto dal soggetto in previsione di situazioni pericolose o dolorose. Evitare di esporsi ad una situazione nella quale  potremmo incontrare uno stimolo che in passato abbiamo vissuto come ansiogeno e spiacevole oppure rinunciare a fare qualcosa, certi di un sicuro fallimento, sono decisioni che spesso prendiamo automaticamente, senza prestare grande attenzione. Infondo, perché farsi del male? L'evitamento produce una sensazione di  immediato sollievo, ci fa sentire al sicuro, protetti da ciò che ci spaventa. 

Evitare per non soffrire è un comportamento che può riguardare qualunque sfera della nostra esistenza a partire dal vivere quotidiano e in certi casi rappresenta un comportamento adattivo, perché ci permette di metterci in salvo da una minaccia reale. Il problema si crea quando l'evitamento si generalizza e diventa la nostra tentata soluzione prevalente. 

Ad esempio posso decidere di non guidare più di notte perché una volta è capitato di sentirmi poco sicura di me in quella circostanza; posso evitare di affrontare il mio capo a lavoro, anche se ritengo ingiusto il suo atteggiamento nei miei confronti, perché il solo pensiero di confrontarmi con lui mi fa una paura tremenda; posso decidere di rinunciare al matrimonio di mia cugina, perché si sposa in America e io e l'aereo abbiamo un pessimo rapporto! Posso decidere di non affrontare discorsi difficili con il mio partner e scegliere di non vedere qualcosa nella relazione che mi genera molta sofferenza. Gli esempi di evitamento sono infiniti perché l'uomo ha una tendenza naturale a fuggire dal dolore, reale o immaginato, e pur di farlo costruisce i più sottili autoinganni. 

"Nessuno sceglie il male capendo che è un male, ma ne resta intrappolato se, per sbaglio, lo considera un bene rispetto a un male maggiore" (Epicuro).

SU COSA DEVI RIFLETTERE?

Evitare non ti mette realmente al sicuro ma è ciò che nel tempo ti intrappola. Ogni fuga conduce a un'altra fuga, che conferma la precedente e prepara la successiva. Questa catena di fughe alimenta la sensazione di incompetenza personale, peggiora sensibilmente la qualità della tua vita e ti fa sentire sconfitto senza aver mai davvero combattuto.

COSA PUOI FARE?

Decidere di correre un rischio, ovvero affrontare a piccoli passi una situazione con cui da troppo tempo hai evitato di confrontarti e aprirti alla possibilità di scoprire qualcosa di diverso. Non devi pensare di lanciarti senza paracadute, ma fare delle piccole incursioni in quella zona d'ombra. A quel punto potrai valutare se andare avanti o meno, prendendo una decisione dettata dalla tua esperienza reale, dalle tue azioni concrete e non dalla tua paura. 

Evitare di evitare è la prima mossa per costruire una sana fiducia nelle tue risorse,  conoscere i tuoi limiti e muoverti nel mondo in maniera più attiva e consapevole. Infondo, come diceva Pessoa, "le cose sono solo ciò che noi pensiamo di loro" e questo vale anche per noi stessi. 

Per approfondire: "Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani" di Giorgio Nardone, BUR (2000).


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