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L' AIUTO CHE NON AIUTA

L' AIUTO CHE NON AIUTA
Tempo di lettura: 4 minuti 

In una società come la nostra sempre più protesa verso l'individualismo, avere qualcuno a cui poter chiedere aiuto è avvertito come un privilegio. Chiedere aiuto è un gesto di coraggio e rispetto verso se stessi, equivale ad accettare i propri limiti e ad affidarsi all'altro ricevendo conforto, sostegno e comprensione.
Ma consideriamo l'altra faccia della medaglia: cosa accade quando l'aiuto è eccessivo, incondizionato o addirittura non richiesto?
Pensiamo a un genitore che, motivato dalla volontà di aiutare il proprio figlio, sceglie di sostituirsi a lui in tutto, privandolo della possibilità di commettere i propri errori, oppure alle relazioni sentimentali in cui uno dei due partner delega completamente all'altro la gestione della propria vita o ancora a quelle situazioni in cui una reale necessità di aiuto ottiene in risposta un mero assistenzialismo. 

Prendiamo come esempio una persona che, in una situazione quotidiana come fare la spesa al supermercato, sperimenta per la prima volta un attacco di panico: la prima cosa che farà verosimilmente sarà chiedere aiuto alle persone vicine o prendere il telefono per ricevere sostegno da amici o parenti. Nel ricevere prontamente aiuto in un momento così sconvolgente, il soggetto si sentirà rassicurato e sollevato. Pertanto sarà portato a ripetere nel tempo questo schema: ogni volta che dovrà affrontare la situazione temuta, chiederà di essere accompagnato e sostenuto, dando così ascolto alla sua paura
La realtà sarà quindi percepita sempre più come spaventosa e difficile da fronteggiare in autonomia.

La relazione tra chi aiuta e chi viene aiutato si struttura nel tempo come una complementarietà morbosa: il protettore si sentirà confermato e importante per il protetto, il quale a sua volta si sentirà amato e salvato. Tale forma di complementarietà relazionale, come si osserva in molte forme di psicopatologia, talvolta diventa così rigida da rappresentare una micidiale trappola per entrambi gli attori in gioco (Nardone, 2013). Una condizione di questo tipo è retta da quello che in termini comunicativi viene definito doppio legame ovvero una situazione nella quale vengono contemporaneamente veicolati due messaggi, uno implicito e uno esplicito, non congruenti tra loro. 
Il doppio legame sottostante al chiedere e ricevere aiuto è tanto ovvio quanto subdolo: ti aiuto perché ti voglio bene ma ti aiuto anche perché da solo non sei in grado di farcela. È questo secondo messaggio che alimenta il problema, facendo sì che la persona che riceve l'aiuto resti intrappolata nella sua paura.

SU COSA DEVI RIFLETTERE?

Dare aiuto a una persona cara in difficoltà è certamente un gesto nobile. Tuttavia ci sono delle situazioni a cui prestare particolare attenzione per evitare che il nostro aiuto si trasformi in un fattore di mantenimento e peggioramento del problema. 

COSA PUOI FARE?

Se sei una persona che vive un problema invalidante per cui, nel tempo, l'aiuto, la presenza e la rassicurazione degli altri sono diventati essenziali per affrontare la vita quotidiana, comincia a riflettere su come questo sia a tutti gli effetti parte del tuo problema e non della sua soluzione.  
Da quanto non vai a fare un giro in macchina da solo? Da quanto non affronti una situazione che temi senza chiedere aiuto al tuo angelo custode? Da quanto non lasci che i tuoi figli si confrontino con i propri limiti?

Se sei il familiare, l'amico o il compagno di una persona che ti ha eletto a suo protettore, che pensi non possa più fare a meno del tuo aiuto, che richiede o pretende che tu sia con lei in ogni situazione potenzialmente difficile, inizia a chiederti davvero se questo è l'aiuto di cui ha bisogno. 
Pensa infatti a tutte le volte in cui, nella tua vita, ti sei sentito capace, forte e sicuro di te: non è forse proprio quando sei riuscito da solo a far fronte alle difficoltà? Immagina se qualcuno, in quelle stesse situazioni, si fosse affiancato o sostituito a te? Ti saresti sentito ugualmente capace, forte e sicuro di te? 

Il vero aiuto è quello che ti permette di affrontare in autonomia ciò che ti spaventa e che ti limita. Nessuno può farlo al posto tuo!
Perché come sosteneva già Epicuro: "Non è tanto dell'aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto della fiducia che essi ci aiuterebbero nel caso ne avessimo bisogno". 

Per approfondire: "Psicotrappole. Ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a conoscerle e a combatterle" di Giorgio Nardone, Ponte alle Grazie (2013).



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